The end

Il tassista di Tangeri non se ne vuole fare una ragione. Gli faccio capire che no, non voglio caricare la bici sul taxi e no, non voglio caricarci su almeno le borse. Vorrei soltanto che mi facesse strada verso il mio albergo attraverso la Medina e in cima alla Kasbah.

Mi fa capire che il prezzo è lo stesso anche se non monto su e quindi perché, santiddio, non lo faccio?

Insiste. Teme che possa scappare tra i vicoli della Kasbah senza pagare la corsa.

Ma si scontra con la mia felice irremovibilità. Si trova davanti un ebete che non riesce a smettere di sorridere.

Non sa che ho lo stesso sorriso da due ore. Da quando i cartelli che segnavano la mia meta, il porto di Tarifa, hanno iniziato a esprimere la distanza in metri e non più in km.

800mt…. 500mt…. 200mt…. Arrivo.

Con lo stesso sorriso ho comprato il biglietto, ho pedalato sulla banchina del porto fin dentro il traghetto e poi, una volta salpati, ho assunto a prua la posizione del viaggiatore scemo, mantenendola per tutta la traversata: quella del Cristo del Corcovado. Quella di Kate Winslet in Titanic, però vedova di Leonardo di Caprio.

Ma stamattina, all’inizio di questa ultima tappa, non sorridevo per un cazzo.

Mi sono svegliato alle 6. Con due certezze: la prima, che ieri non avrei dovuto fermarmi 40km prima del dovuto ‘che adesso col cavolo che riesco a fare 180km in tempo per l’ultimo traghetto. La seconda, che avrei anche potuto risparmiarmi la terza brocca di vino tinto con limón.

Cerco di scacciare la solita vocina interiore (“sei uno sfigato… sei uno sfigato… sei uno S F I G A T O!!!”) e monto sulla bici che è ancora buio.

Mi fanno male i muscoli addominali. Non capisco. Tra i dolori che queste zingarate mi regalano, quello agli addominali è una novità.

Poi realizzo: è tutta la fatica fatta ieri per rimanere in equilibrio sulla poltrona gonfiabile con un boccale per mano. Ed ecco di nuovo la vocina interiore che mi rimprovera di volere sempre strafare, che magari l’acquagym prima dell’ultima tappa era un inutile azzardo.

Nel frattempo il contachilometri comincia a fare il suo lento lavoro di accorciare le distanze tra me e la meta.

Per questa ultima tappa decido di non usare il GPS. Oggi non mi posso permettere deviazioni attraverso posti remoti come se fossi alla ricerca della location per il remake del Signore degli Anelli, né di attraversare altri campi Rom alla ricerca di bambini scomparsi. È deciso: oggi faccio, molto semplicemente, la statale.

Chiedo indicazioni a chiunque. Camionisti. Benzinai. Pensionati. Bambini. E tutti concordano. La strada da Montellano a Tarifa è solo una.

A metà giornata, i dolori ai muscoli addominali si trasformano in veri e propri crampi. Ma non si tratta di dolori muscolari. È la micidiale combinazione di un litro di gazpacho, un litro di horchata, tre brocche di vino tinto con lìmon e innumerevoli tapas. Abbandono la bici sul ciglio della strada e vado in camporella. Poi mi rendo conto che mi manca uno strumento essenziale per completare l’operazione e ritorno a passi corti ma assai rapidi verso la bici. Faccio una rapida ricognizione del materiale a mia disposizione e mi rendo conto che il mio esile bagaglio offre solo due articoli adatti all’uopo. La bandierina dell’Italia e il foulard da ballerina di flamenco.

Sono combattuto. Rimango per qualche secondo con la mano destra protesa verso la bici, incerta se strappare via il tricolore o il foulard. Poi, come se fossi alla finale olimpica di ruba-bandiera, agguanto il foulard e corro via.

Sollevato ma al contempo triste di avere depravato un vessillo della terra che mi ospita, mi rimetto in sella.

Dopo 140km vedo il mare. Lo avevo lasciato a Cannes quando abbandonai la costa per fuggire da fenicotteri e alligatori. Ma sembra diverso questo mare. Più incazzato. Scendo dalla bici, accendo il tanto vituperato GPS e i miei dubbi trovano infausta conferma. È l’Atlantico per dio! Ho sbagliato qualcosa e sono finito praticamente a Cadice, 60km a ovest di Tarifa.

La vocina a questo punto è il coro dell’Antoniano: sei uno sfigato… sei uno sfigato… sei uno S F I G A T O!!!

In tanti forse sono partiti da milano per arrivare in Marocco in bici. Ma sono sicuramente l’unico che arriva allo stretto di Gibilterra dalla costa atlantica anziché da quella mediterranea. Un primato di cui avrei fatto volentieri a meno.

Gli ultimi 60km li faccio a testa bassa, come se fossi un ipovedente che cerca di leggere dal computerino sul manubrio. Contro un vento bastardo che esalta i surfisti sul kite ed esaspera un ciclista allo stremo delle forze.

Ma il contachilometri continua a fare il suo mestiere. Oramai è un lento conto alla rovescia.

Gli ultimi trecento metri li faccio sollevandomi sul sellino, ‘che i traguardi importanti si tagliano così oppure con le mani al cielo, ma io non sono buono ad andare senza mani.

Ad aspettarmi davanti al portone del riad più esclusivo di Tangeri c’è il direttore tutto bardato che sembra un sultano. Applaude al mio arrivo e poi, con le braccia protese verso di me, mi blandisce “bravò! bravò!”. Nei 200 euro per notte è compreso anche questo.

– – – T H E E N D – – –

Ps: grazie per la compagnia. E soprattutto per gli incoraggiamenti. Ne sono arrivati, privatamente, di ogni tipo. Ve ne allego uno. Senza, non ce l’avrei fatta.

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11 risposte a “The end

  1. Che dire Dario, quest’anno deve essere stata durissima per te, si intuiva. A maggior ragione, sei stato eccezionale sia per l’impresa sia per come l’hai descritta a quelli come me che l’hanno seguita sul blog. Fantastico, veramente. Non vedo l’ora di sentire i racconti davanti al solito caffe’ in studio. Informati se esistono i distributori di horchata e gazpacho, in studio sarebbero un successone.

  2. Siamo giunti alla fine di questa avventura che tutti noi abbiamo vissuto (con meno fatica ) con te.
    Vorrei ringraziarti perchè hai reso molto più liete le mie ore tra pannolini e serate con bambini e biberon, aggiungendo quel senso di avventura che ora decisamente mi manca.
    Complimenti Dario per l’impresa!

    Ci vediamo al tennis

    Max

  3. Nn so quanto sia voluto ma quel raggio di sole che ti bacia la pelata..quel tuo sorriso di gioia che solo i bimbi in bicicletta..quell’aria un po’ cosi’ che hanno i marinai di genova (e certo…loro in marocco ci vanno in nave..): nn sarai dio ma ti sei conquistato la santita’ e ci hai regalato, al solito, il miracoloso sollievo del racconto!

  4. Dario!!! Sei ancora più figo adesso che sei arrivato al nord-pinus! Io è la sprea sbaviamo che é il nostro hotel preferito di arles ma quello di tangeri non abbiamo ancora dato… Peccato per il foulard di don lurio ma ha fatto il suo dovere! Troppo figo!!!

  5. Unendomi ai ringraziamenti di tutti, stavolta mi congedo con un intervento serio (quindi non mio), un intervento citato da un grande viaggiatore ed un fine conoscitore dell’animo umano, Bruce Charwin. Nella sua raccolta intitolata “Anatomia dell’irrequietezza”.
    Chatwin, citando a sua volta Pascal, afferma: “L’uomo, umanizzandosi, aveva acquisito insieme alle gambe diritte e al passo aitante un istinto migratorio, l’impulso a varcare lunghe distanze nel corso delle stagioni; Questo impulso era inseparabile dal sistema nervoso centrale; E, quando era tarpato da condizioni di vita sedentarie, trovava sfogo nella violenza, nell’avidità, nella ricerca di prestigio o nella smania del nuovo. Questo spiegherebbe perchè società come gli zingari siano egualitarie, libere dalle cose e restie al cambiamento; E anche perchè, nell’intento di ristabilire l’armonia dello stato primigenio, tutti i grandi maestri – Buddha, Lao-Tse, San Francesco – abbiano messo al centro del loro messaggio il pellegrinaggio perpetuo, e raccomandato ai loro discepoli, letteralmente, di seguire la Via”….

    Credo sia un bel complimento al nostro Dario e, tornando ad un registro semiserio, gli dedico questo bel video che, evidentemente, accomuna nell’avventura tutti i “Dario Longo” del mondo (seppur con mezzi più tecnologici del suo!).

    Arrivederci alla prossima! 😉

  6. Dopo I commenti che mi precedono non posso sfigurare con uno scontato, mi limito ad un semplice…….GRANDE……anzi ……GRANDISSIMO!!!!…..Hai compiuto una impresa memorabile…..ma……una domanda mi viene spontanea…..anche.il ritorno è previsto in bici, vero?

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