Compromessi finnici

Ecco. Lo sapevo che non dovevo fare lo splendido. La strada dritta, il fascino della meta lontana, la linea bianca che mi scivola sotto le ruote… tutte puttanate.

Oggi la bici è inchiodata, su quella cazzo di linea bianca. Non riesco a superare i 20km/h neanche in discesa.

Vado talmente piano che non incuto paura neanche all’ennesima renna che passeggia beata al centro della carreggiata. Si sposta soltanto quando le urlo “Ma te ne vai o no? Eccheccazzo”.

Non avevo mai sclerato con una renna prima.

Ho fatto soltanto 70km e sono cotto, bollito, finito.

Il prossimo centro abitato è tra 80 km. E chi ce la fa?

Smonto dalla bici e valuto le alternative.

Potrei montare la tenda e fare campo qui, tra le renne. Di cibo ne ho. Ma sono bagnato fradicio: soffro alll’idea di svegliarmi domattina e rimettermi questi indumenti bagnati.

Oppure potrei infrangere l’unica regola che mi sono sempre imposto per queste zingarate e chiedere un passaggio. Non ho mai ceduto alla tentazione finora. Neanche quando qualche buon samaritano mi ha offerto uno strappo senza che lo richiedessi, mentre mi inerpicavo per una salita assolata in Spagna o sotto un acquazzone estivo in Bulgaria.

I’m torn, come direbbe Natalie Imbruglia.

Alla fine decido che le regole del gioco bisogna rispettarle fino in fondo e inizio a montare la tenda. Ma questo convincimento dura il tempo di un tuono tanto forte da farmi sobbalzare. Mavvaffanculovà. In 10 secondi netti richiudo la tenda e corro verso la strada con il pollice destro già alzato.

Dopo mezzora, un operaio a bordo di un furgoncino si ferma e mi tira su. Carichiamo la bici nel cassone e finalmente mi abbandono con la forza dei miei 90kg sul sedile, senza ricordarmi delle due banane che tenevo nella tasca posteriore della giacca e lasciandogli in dono sulla tappezzeria uno smoothie.

Dopo 80 km arriviamo a quella che sarebbe stata la mia meta se non avessi dato forfait.

Scendo dal furgoncino a testa bassa, con i sensi di colpa di chi ha appena perso la verginità. Prima di tirare giù la bici dal cassone l’operaio mi fa capire che lui continua verso nord per un altro centinaio di km… non finisce di parlare che sono già seduto con la cintura allacciata: “let’s go!”.

Ho rubato 180km e lo rifarei di nuovo. Che si sappia.

7 risposte a “Compromessi finnici

  1. Evviva la sincerità! ….non sono 180 km sbracato su un furgoncino che sminuiranno la tua impresa…perché di impresa si tratta. Ciao Superdario!

  2. ….Insomma, non vi eravate nemmeno fidanzati (tu e la renna) che già avevate litigato come un’ attempata coppia: Ma tant’ è, il fascino (un poco maledetto) dell’ operaio finnico che giunge in soccorso di un povero derelitto non si può certo trascurare.
    Mi immagino la scena, lui che ammicca un prolungamento di autostop e tu che replichi sognante: “con te andrei fino in capo al mondo”….. 😉

  3. Eh no ! Così non vale ! Allora adesso fai il piacere di rimontare in sella e tornare indietro di 90 km e poi riprendere verso capo nord 🙂

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